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Gli uccelli
a cura di Jacopo Campidori
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Gli uccelli di Hitchcock è un capolavoro del cinema, del 1963, che racconta la storia di un'invasione di uccelli in un piccolo paese degli Stati Uniti di nome Bodega Bay. In maniera molto sommaria il film narra la storia di uno stormo di uccelli che si ribella all'uomo, diventando una minaccia per l'intera comunità, portando scompiglio, panico e morte.
Questa trama però rappresenta solamente il livello interpretativo più superficiale, il primo livello di lettura, quello più evidente, in cui troviamo una storia di critica sociale, un racconto in cui la natura decide di ribellarsi al genere umano, invertendo i ruoli, trasformando gli uccelli in predatori, che si ribellano all'egemonia dell'uomo, costringendolo a fuggire, e punendolo per tutti i suoi comportamenti sbagliati.
Ma rivolgendosi al film con una mentalità totalmente diversa, e tentando di forzare un'interpretazione da un punto di vista psicologico, possiamo estrapolare dei significati totalmente nuovi, identificando simbologie e metafore nascoste.
Innanzitutto è necessario fare un quadro un po' più preciso: e necessario sapere infatti che la storia ruota attorno a quattro personaggi principali, per lo più donne che si muovono come satelliti attorno all'unica figura maschile importante del film.
Abbiamo un uomo, Mitch Brenner, il protagonista, che vive a Bodega Bay con la madre e la sorella. Un uomo il cui padre è morto da alcuni anni, e che in qualche modo si è trovato a sostituire questa figura. Mitch è un avvocato, sicuro di sé, affascinante e deciso, con alcuni problemi nella sfera sentimentale: qualcosa fa pensare che ci siano alcuni problemi con l'altro sesso, un incapacità a portare avanti dei rapporti duraturi, e probabilmente a concedersi completamente a livello emotivo.
La madre, il secondo personaggio femminile principale. E' una madre di tipo invischiante, che non vede di buon occhio le donne di cui il figlio si invaghisce, al punto da vederle come nemiche, per la paura di essere nuovamente abbandonata, come già è successo alla morte del marito. La madre teme di restare sola, pretende di decidere cosa è giusto e cosa sbagliato per il proprio figlio (anche nelle relazioni con l'altro sesso), si tiene saldamente attaccata a questo, in un rapporto che si confonde facilmente nella diade madre/amante, quasi come se vedesse nel proprio figlio un prolungamento del marito defunto.
Troviamo poi Annie, maestra elementare di Bodega Bay, e vecchia fiamma del protagonista. Questo personaggio permette di confermare i sospetti su Mitch, nel momento in cui esprime la propria delusione per essere stata abbandonata dall'uomo, dando la colpa all'invadenza della madre, che non avrebbe permesso, in maniera più o meno diretta, la loro relazione.
Infine abbiamo Melanie, la protagonista vera e propria, una donna affascinante, sensuale ed impulsiva, che entra con prepotenza nella vita di Mitch (non si sa bene se nel ruolo di sedotta o seduttrice), e di conseguenza in quella della madre, che la identifica immediatamente come una minaccia.
L'arrivo di Melanie a Bodega Bay, funziona infatti come segnale d'innesco: la sua comparsa, sottolineata dagli sguardi minacciosi e investigativi della madre, coincide con l'esplosione di panico conseguente all'attacco degli uccelli, come se una forma di concreta psicosi si fosse abbattuta, di punto in bianco, sulla routine del villaggio.
A questo punto il messaggio è lampante: l'invasione degli uccelli, che si avventano su ognuno senza distinzioni, rappresenta la battaglia della madre contro l'invasione delle donne nel proprio territorio.
L'attacco di massa degli uccelli viene qui a significare, in maniera simbolica, lo scoppio psicotico di una madre terrorizzata dall'ipotesi di un abbandono, terrorizzata da un possibile distacco del figlio, e dalla possibilità che questo possa sostituirla con una nuova arrivata.
Gli uccelli sono quindi una traslazione di questa madre invischiante, che non riesce a farsi una ragione della morte del marito, che non riesce ad accettare che il figlio (ormai adulto) sia cresciuto e possa avere altri interessi oltre a lei.
La doppia chiave di lettura è inoltre suggerita dallo stile del film, che propone una doppia lettura anche per i dialoghi.
Ad un livello verbale abbiamo infatti comunicazioni basilari, che funzionano come cornice per tutto il quadro. Dialoghi che hanno la funzione di abbellire la storia, senza peraltro fornire informazioni importanti. Le vere informazioni, ciò che realmente avviene sulla scena, è infatti dato dal non verbale. Gli occhi delle persone, gli sguardi, le espressioni, dicono molto di più, dicono ciò che realmente avviene all'interno dei personaggi, e narrano storie completamente differenti da quelle delle loro parole.
Ogni conversazione tra i personaggi è puramente formale all'interno del film, e su un piano diametralmente opposto a quello del non verbale.
A sottolineare la mia interpretazione, abbiamo inoltre il finale, in cui notiamo immediatamente che gli unici personaggi che escono incolumi sono il figlio, la madre e la sorella, i quali portano via Melanie ferita e sotto shock, sotto gli occhi aggressivi di migliaia di uccelli, che osservano vittoriosi il quartetto che se ne va, consci di aver vinto la propria battaglia.
Ma gli uccelli non sono gli unici ad aver vinto la battaglia: anche la madre, volente o nolente, ne esce vittoriosa, essendo le sue rivali tragicamente uscite di scena, una uccisa, con gli occhi recisi dai becchi aguzzi degli uccelli, l'altra ferita, e in grave stato di shock.
Gli uccelli
(The Birds)
Regia: Alfred Hitchcock
Con Jessica Tandy, Rod Taylor, Suzanne Pleshette, Tippi Hedren, Veronica Cartwright
USA, 1963
Durata: 120'
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titolo: Gli uccelli
curatore: Jacopo Campidori
genere: Drammatico
fonte: http://www.glipsicologi.info/wordpress/gli-uccelli.html
data di pubblicazione: 12/06/2010
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