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 Nella bolla
 a cura di Francesca Tesi
E’ il racconto autobiografico di Lapo Marini, un breve resoconto della sua vita, che ci permette di capire meglio il quadro generale dell’autismo, mettendo in luce i vissuti e le esperienze di chi soffre di questo disturbo. La storia di Lapo offre agli esperti spunti per confermare e teorie scientifiche e negare la validità di altre. La forma di autismo di Lapo ha molte caratteristiche della Sindrome di Asperger, ma nella storia il suo quadro clinico sembra eludere compromissioni che lo caratterizzano, come la compromissione della manualità fine delle dita, che, al contrario, padroneggia a pieno.

Già nella prefazione l’autore mette in guardia dalla sua mente e dalla sua scrittura “ingarbugliata”, esortando il lettore a non pretendere nessun tipo di ordine, ma a prenderlo semplicemente come viene. Il linguaggio è scorrevole, come se piovesse direttamente dalla mente sulle pagine, e denota la capacità di scrittura dell’autore; allo stesso tempo si nota la connessione di pensieri estranei tra loro di cui l’autore è cosciente, ma senza riuscire a controllarli.

Si interroga sui suoi stessi ricordi: sono dettagliati ma in certi casi gli sembrano uno scherzo della mente, non riesce a comprendere se siano veri o meno.

Marchiato dal termine “inadeguato” dai suoi genitori che non lo considerano in grado di affrontare i ritmi e i pericoli di una vita normale, prende le distanze dalla casa natale appena possibile. Infatti racconta di una famiglia difficile dalla quale cerca di allontanarsi, per svicolarsi da un futuro già scritto; da una madre che lo vede come il sostegno e compagnia per una vecchiaia di solitudine, da un padre che pianifica il suo futuro lavorativo, da una sorella che, lontana da casa per studio, non instaura con lui nessun tipo di alleanza. La famiglia è il luogo delle costrizioni e dei compromessi, a cui, durante tutto il corso della sua vita, rimane sempre legato ma dalla quale vuole fuggire.

Fin da piccolo si manifesta il rapporto complesso con la madre, che lo rifiuta (o forse si rifiutano a vicenda ) e che si occupa poco di lui, ma è capace di entrare nel suo spazio come e quando vuole, nella sua bolla. La madre è l’unica che pretende di entrarvi e che ci riesce, che è capace di distruggere il suo mondo, con la pretesa di controllare che nessun pericolo possa minacciarlo, ma rimanendo distaccata quanto basta per non interessarsi agli avvenimenti della sua vita.

Negli anni dell’infanzia si manifestano anche i primi segni di difficoltà in ambito sociale; già nell’ambiente familiare non ci sono scambi affettivi o segni di vicinanza, nessuna intimità: nessun abbraccio o carezza, nessuna capacità di ricevere né di dare affetto e di abbandonarsi con fiducia all’altro.

Scrive, quindi, la storia di un disturbo conosciuto solo recentemente, della difficoltà di una famiglia di accogliere un bambino diverso, e dell’allontanamento che provoca tra i genitori e con la sorella. Ognuno si rinchiude nella sua bolla, non solo Lapo, e reagisce scappando: la madre nei suoi pensieri, il padre in un lavoro fuori città, la sorella in un’università lontana, e Lapo alla ricerca di un luogo che lo faccia sentire vivo, parte di una comunità, che gi dia un segno che anche lui esiste. Il riconoscimento da parte del prossimo è fondamentale, il più piccolo cenno di saluto o di cortesia da parte del verduriere o dell’edicolante lo fa sentire vivo.

Perciò la bolla è un rifugio, un luogo in cui Lapo si può nascondere e vivere, completamente solo ma circondato da altri. La questione sembra sempre più ambigua, perché traspare una sofferenza nella condizione che vive, ma allo stesso tempo è l’unica che gli pare possibile. La bolla e la conservazione della stessa prendono tutto il suo tempo e le sue attenzioni, sottraendolo ai riti sociali, alle interazioni, alla scuola. La bolla è continuamente danneggiata dalla tentata intrusione degli altri e dall’intrusione di sua madre, che è l’unica che riesce ad entrarvi.

Dopo la sua metà il libro denota maggiormente il suo carattere bibliografico, illustrando gli accadimenti dell’età adulta; ciò nonostante persiste il trasparire di una malinconia per una vita non vissuta pienamente, e allo stesso tempo la pienezza di aver goduto delle sue indipendenze dalla famiglia (come la piccola e fredda stanza da universitario). La vita per Lapo diventa travagliata quando esce dalla sua famiglia: viaggi, lavori dei più diversi, trasferimenti frequenti alla ricerca di un senso di comunità che non gli appartiene, ma che spera di trovare per provare, almeno una volta, la sensazione di vitalità, di calore.

I pensieri, come abbiamo già scritto, sono per lo scrittore inspiegabili agli altri, e in certi casi anche a se stesso, poiché la gente vive la sua situazione come incomprensibile e alienata dal mondo; per molti, scrive, “autistico” è un bambino che non parla, nessuno percepisce la vita in bilico di un adulto con disturbi autistici.

“Così come vedo oggi le cose siamo come degli iceberg. Possiamo scontrarci e toccarci l’un l’altro e fare un po’ di strada insieme vicino. Ma ciascuno di noi è governato da un sistema interno di leggi. Ci può essere un qualche accordo a livello della punte. Né dovremmo buttarlo via quando esiste, solo perché è qualcosa di incompleto”

L’autore percepisce in ognuno la solitudine che prova lui in prima persona, in tutti quegli individui che recitano un ruolo sociale.

La mente, scrive Lapo, è una cosa complicatissima, quasi sicuramente la più complicata dell’universo conosciuto, il linguaggio è solo uno strumento che crea complicazioni più che sciogliere nodi, perché in esso si trovano manipolazione e inganno. Gli animali, al contrario, non hanno parola ma sono veramente capaci di amare e di comunicare; l’unico essere di cui si ricorda l’affetto incondizionato e fisico è il gatto che dormiva con lui nelle notti d’infanzia. Questo, l’amore per gli animali, uno degli interessi incontenibili che caratterizzano le varie forme di Asperger.

Il libro è sicuramente una preziosa testimonianza che ci permette di avvicinarci al mondo del pensiero autistico, totalmente diversa dalla letteratura scientifica; è un racconto di solitudine, vissuta in prima persona e percepita nella società e in ogni altro individuo che si porta con sé la condizione di essere umano, è la storia di chi vive una situazione difficilmente comprensibile dagli altri, ma lancinante nella chiarezza con cui la spiega Marini dall’interno dell’universo autistico.

Lapo Marini
Nella bolla. Come si vive con l’autismo
Centro Studi Erickson, 2007
Prezzo: 12 euro

titolo: Nella bolla
curatore: Francesca Tesi
argomento: Psicologia Clinica
fonte: Vertici Network
data di pubblicazione: 12/06/2010

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