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 Una mamma disperata
 a cura di Livia Tedaldi
Domanda
Sono una mamma di due ragazzi un maschio di 20 anni e una femmina di 16, sono separata da circa 6 anni e dal momento della separazione i miei due figli nn hanno avuto più interesse per la scuola. Il grande si è ritirato all'età di 18 anni ,proprio il giorno del suo compleanno mi ha detto mamma da oggi decido io se andare o meno a scuola e da quel giorno nn ha più frequentato, la piccola dopo la licenza di terza media si è voluta iscrivere prima al liceo psico pedagogico ha frequentato circa due mesi e poi ha iniziato a dirmi che nn le piaceva e si è ritirata ho cercato invano di incoraggiarla parlando anche con i professori ma nulla da fare... in seguito per nn fargli perdere l'anno gli insegnanti mi hanno suggerito che pur cambiando indirizzo nn avrebbe perso l'anno scolastico visto che lei mi aveva confidato che aveva voglia di frequentare l'istituto alberghiero ma dopo pochi mesi di frequenza inizio a nn volere più andare e si è ritirata perdendo l'anno scolastico Quest'anno per farle recuperare l'anno scolastico perduto l'ho iscritta ad una scuola paritaria (linguistico) e lei convinta ha iniziato con piacere ma come al solito inizio' a nnessere assidua nelle presenze , io nn so più come comportarmi la mattina la chiamo per alzarsi e nn ne vuol sentire di alzarsi dorme sino a tardi e poi di pomeriggio si mette daccordo con l'amica ed esce.Mio figlio peggio ancora dorme sino a tardi si alza si sistema ben bene tutto a stecchetto ed esce con gli amici in macchina e ritorna a notte fonda. Allora ditemi ciò che devo fare... io mi sento una mamma fallita, perchè nn riesco a gestire i miei due figli. AIUTATEMI VI PREGO GRAZIE ATTENDO RISPOSTA.
Risposta
Cara Elisa, decisamente la cosa più sbagliata che può fare è sentirsi una mamma “fallita”! capisco molto bene ciò di cui lei parla ed è una delle situazioni più difficili che un genitore deve affrontare. Inoltre la frustrazione che deriva dal non vedere mai risultati è schiacciante e a volte quasi toglie il respiro perchè si tratta dei figli e non riusciamo a farcene una ragione. In più è una situazione che si prolunga nel tempo e di conseguenza (come già chiarito benissimo da Freud) a lungo andare diventa un vero e proprio trauma per chi la vive. Per questo è indispensabile rimettere tutto in un’ottica temporale: anche se ora sembra “eterna” e senza via d’uscita questa in realtà è una situazione temporanea che la impegnarà sicuramente ancora per molto tempo ma che lei può affrontare e piano piano risolvere.

Purtroppo mi mancano dei dati fondamentali per poterla aiutare più concretamente, ad esempio qual è il vostro livello economico, qual è il suo rapporto col papà, qual è il rapporto di ognuno dei sui fogli con lei e con il papà, che tipo di supporto familiare (sia dalla sua famiglia che da quella del papà) su cui lei può contare, quali sono le amicizie dei suoi figli e tanto altro che però la invito a condividere con un professionista di sua fiducia, possibilmente nella sua zona. è infatti determinante in questo momento che lei trovi un’alleanza nella sua vita che le permetta di passare questo difficilissimo momento con serenità e determinazione, e soprattutto senza abbassare la sua autostima. Infatti la situazione che lei espone è purtroppo talmente frequente oggi da non poter più essere considerata solo come un disagio individuale ma anche come una totale mancanza di accoglimento, motivazione ed educazione vera e propria che la nostra società sta sempre più offerendo ai giovani. Come genitori possiamo fare molto in proposito ma dobbiamo tenere presente tutti i dati del problema e dobbiamo continuamente verificarli anche con noi stessi.

Le faccio solo un piccolo esempio che però non posso sapere se nella sua situazione si può applicare o no, appunto per mancanza di informazioni, ma è solo per formulare una delle tantissime ipotesi che lei dovrebbe immaginare e verificare con l’aiuto di un professionista (personalmente le consiglierei una psicoterapia non a breve termine): mi dice che suo figlio esce con la macchina. Come fa ad avere i soldi per questo? Qualcuno glieli dà? o è lui che li “trova” da qualche parte? O anche, sua figlia la mattina non si sveglia: cosa fa la sera/notte? Oggi esistono istituti privati che costano molto ma che in qualche modo fanno sì che l’alunno raggiunga la maturità anche se non frequenta sempre. Potrebbe essere una soluzione, ma quando eventualmente sua figlia non frequenta, che fa? Non può semplicemente “non fare nulla”, capisce? Nè, sia lei che il fratello, avere i soldi per vivere senza che in qualche modo siano “guadagnati”. La cosa più importante sarebbe riuscire a trovare delle motivazioni nella loro vita, qualcosa che loro davvero desidererebbero fare “da grandi”, fargli sentire che sì, anche noi crediamo che lo possano fare e lavorare su quello. Perchè a quel punto il “diploma” non sarebbe altro che un mezzo per arrivare ad un fine ben chiaro. Ma ci vuole molto tempo per riuscire a capire cosa si nasconde nel loro cuore, e sicuramente anche loro si sentono frustrati e falliti per non riuscire a vivere una vita “normale”, e anche qui se si identificano con un’immagine negativa, allora continueranno ad agire in modo negativo... insomma è una catena che va sbloccata e per questo le serve aiuto. Due settimane fa un mio giovane paziente, un ragazzo di una delle periferie più degradate di Roma, con dei genitori attenti e deliziosi, che da ben tre anni non faceva assolutamente più nulla (da tre mesi viene da me), ha scoperto in qualche modo che gli è sempre piaciuto fare il parrucchiere (ora dice che gli è “sempre” piaciuto, ma per anni con i genitori e per due mesi e mezzo con me non c’era assolutamente nulla nella sua vita che gli andasse di fare o che sollevasse il benchè minimo interesse!), che il suo desiderio è quello di aprire un negozio (e i genitori lo hanno per fortuna subito accolto) e si è messo a lavorare da un parrucchiere esperto volendo già da subito cominciare il suo tirocinio. è stata la possibilità di “vedersi” con un futuro che ha cambiato le cose, capisce?

Un abbraccio sincero, le auguro tutto il meglio.
Risponde
Stefania Tedaldi, Psicologo Psicoterapeuta

titolo: Una mamma disperata
autore: Livia Tedaldi
richiedente: Elisa, 52 anni
data di pubblicazione: 16/04/2010

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