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 L'Ipersudorazione
 a cura di Paolo Chellini
Domanda
Buongiorno, la mia domanda è la seguente, l'ipersudorazione può essere determinata da un fattore emotivo? Come posso eventualmente combatterla? Grazie anticipatamente per la cortese risposta che vorrete darmi.
Risposta
Gentile Stefania,
in relazione alla tua domanda ti posso dire che dietro l’ipersudorazione, una volta escluso attraverso le analisi mediche un eventuale problema organico, può essere presente una dinamica di ansia somatizzata. In altre parole, è possibile ipotizzare che per qualche motivo connesso alla tua storia di vita, tu abbia “appreso” a rispondere a particolari situazioni con questa strana risposta somatica.

Quello che mi chiedo e ti chiedo di chiarirti è: l’ipersudorazione o iperidrosi si presenta in maniera diffusa o solo in determinati momenti come, situazioni, incontri particolari, a seguito di specifici pensieri, etc.? Queste sono domande importanti perché ci restituiscono un quadro del disturbo più preciso e definiscono il campo d’intervento. A questo punto credo che ti chiederai del perché tutto questo ti sta accadendo? Ma sai Stefania, non c’è una risposta chiara e coincisa capace di spiegare la genesi e il mantenimento di questi processi psicofisiologici. O meglio, non sappiamo ancora chiaramente il perché l’organismo sceglie determinate vie somatiche e non altre, per diminuire la componente eccitatoria emergente da eventuali stimoli interni o esterni. Possiamo solo pensare e di conseguenza ipotizzare, che alla base di questo fenomeno ci siano delle dinamiche regressive sottocorticali antiche. Mi spiego meglio, secondo la prospettiva del neurofisiologo Paul D. MacLean, nel nostro cervello sono presenti tre livelli funzionali (o formazioni anatomiche) che si sono sovrapposti nel corso dell’evoluzione: il cervello rettiliano (Protorettiliano, R-complex, strutturato per fornire risposte automatiche di tipo attacco-fuga), mammaliano antico (Paleomammaliano, Sistema Limbico, strutturato per l’esperienza emotiva) e mammaliano recente (Neomammaliano, strutturato per lo sviluppo del pensiero formale). Queste strutture rappresentano vari livelli di funzionamento presenti nell’essere umano che integrandosi promuovono la nostra capacità di adattamento alle richieste ambientali, ora, per tirarla in breve, prova ad immaginare che per qualche ragione si sia verificato un apprendimento che produca in te un funzionamento di risposta, per certe situazioni, sull’asse attacco-fuga (cervello rettiliano), ma che logicamente per ragioni contestuali non puoi mettere in pratica, per esempio: durante un esame all’università non possiamo fuggire e nemmeno aggredire il professore. Che cosa succede in un caso come questo all’organismo? Proviamo ad immaginarci alcune risposte: l’individuo può manifestare una crisi di panico, si possono manifestare dei disturbi all’apparato gastro-intestinale come vomito o diarrea, oppure dei tremori diffusi con formicolii e vuoti di memoria, mancanza di salivazione e impossibilità di deglutizione che impediscono la corretta pronuncia delle parole, sudorazioni, sensazione di freddo e vertigini, etc. Quelle che ho elencato, sono le tipiche risposte che si manifestano quando l’organismo posto sotto stress si trova a dover far fronte ad un funzionamento in cui le variabili fisiologiche automatiche, che lo predisponevano alla lotta o alla fuga si, innescano. Ma come potrai immaginare, quello che una volta era una risposta adattiva che ci poteva salvare la vita, oggi nella maggior parte dei contesti ci risulta disfunzionale. Questo, purtroppo, è particolarmente vero in un mondo come il nostro dove, per ragioni d’immagine sociale costruita culturalmente, non ci possiamo permettere di apparire deboli. Allora questi eventi “adattativi” assumono una valenza tragicamente negativa, generando una realtà ansiogena fatta di profezie negative, più o meno coscienti, sui livelli di performance, in una sorta di dinamica simile al cane che si morde la coda.

A questo punto, spero di non averti sconvolto la vita con queste mie affermazioni, anche perché il tuo disturbo, una volta escluse le complicanze organiche attraverso visite specialistiche, è tranquillamente riconducibile ai disturbi d’ansia. E di conseguenza, lo possiamo affrontare con le molte tecniche che la ricerca clinica ci mette a disposizione: Training Autogeno, Rilassamento Frazionato, Neurorilassamento muscolare, Desensibilizzazione Sistematica, Ipnosi, etc. Comunque, per concludere, potresti seguire qualche corso di Yoga o di Meditazione per imparare a respirare correttamente (molte volte quando siamo sotto stress respiriamo in modo scorretto e ci induciamo incosapevolmente una reazione d’allarme che è il precursore delle manifestazioni psicofisiologiche automatiche di cui abbiamo parlato). Oppure, se lo riterrai necessario, potresti contattare a qualche psicoterapeuta della tua zona per discutere con lui le modalità migliori per un percorso riabilitativo, per questo particolare disturbo (apprendimento), calibrato sulla tua persona.
In bocca al lupo.
Risponde
Paolo Chellini, Psicologo

titolo: L'Ipersudorazione
autore: Paolo Chellini
richiedente: Stefania, 26 anni
data di pubblicazione: 25/11/2003

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